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Voglia di camerino


di happysun0013
11.05.2026    |    42    |    0 6.0
"Le sorrisi e mi avvinai alla tenda, sorrisi di nuovo alla ragazza e alle altre amiche che stavano in disparte, poi mi sedetti sulla panchina e tirai fuori il pisello dalla gonna, infilai la mano e..."
Il sabato pomeriggio universitario è abbastanza noioso a Catania.

Molti studenti, la stragrande maggioranza, tende a tornare alle proprie case, svuotando di fatto quell'ambiente tipico fatto di universitari vogliosi, ubriaconi e ormonalmente accelerati.

Dopo un rigenerante gelato, pagato al volo, mangiato ancor più velocemente, mi diressi verso la via centrale. Erano quasi le 18.00 e in giro mandrie di ragazzi e ragazze girovagavano per il corso facendo prendere aria ai propri ormoni.

Avevo voglia di giocare, i jeans sbottonati e sulla vita ripiegati su se stessi per abbassarli ulteriormente oramai non bastavano più. Dopo qualche passo, centrai il mio obiettivo: mi infilai in un grande magazzino di abbigliamento.

Feci un rapido sopralluogo: camerini, confusione, commesse... ragazzine...

Le trovai un po' più in la, nella zona magliette; le tenni d'occhio e andai di fronte al reparto maschile, presi dei pantaloni e una camicia a caso e poi mi diressi palesemente al reparto femminile verso i camerini.

Con la coda dell'occhio, vidi qualcosa che attirò la mia attenzione e mi ci diressi: una gonna a pieghe, tipo scozzesse, abbastanza corta. Al volo scelsi una misura che poteva andarmi e scappai nei camerini.

Quattro ragazze affollavano il corridoietto dei camerini, une era dentro. Le oltrepassai cercando quanto più di farmi notare e mi infilai nel camerino successivo.

Come al solito, tirai la tenda con forza così da dare l'impressione di averla chiusa con attenzione, da un lato, ma di fatto, lasciando una fessura importante a vista, sul lato delle ragazze.

Buttai i capi da provare sulla panchina e mi spogliai con velocità e poca eleganza.

Buttai tutto a terra. Quando fu il momento del perizoma (si stranamente portavo le mutande, o meglio un perizoma costruito in "fai da te" con un vecchio costume a slip color ciliegia), lo tirai verso la tenda, e piegando il sedere in modo spudorato non evitai di toccare la tenda, uscendo quasi fuori.

Vidi le ragazze attraverso lo specchio, che palesemente guardavano e commentavano tra loro.

Il pisello era praticamente barzotto, infilai i pantaloni palesemente troppo piccoli per chiudersi sulla vita e presi a maneggiare il pisello.

Sfilai di nuovo i pantaloni tirando indietro il sedere, poi mi buttai sulla panchina e nudo scappellai forte e presi a segarmi: sentivo il sangue pulsare sul pisello e spingere sulla cappella; ogni colpo di sega era un godimento.

Mi fermai, sfilai da sotto il sedere la gonna sulla quale mi ero seduto e la stesi per guardarla. Sentivo le ragazze commentare, ma ero assuefatto da quel momento per darle attenzione o imbarazzarmi.

Mi alzai e volteggiando feci sparire il pisello e le palle in mezzo alle gambe: poi dando le spalle allo specchio, mi accarezzavo il corpo nudo.

Presi la gonna, la infilai stando bene attento a non far scappare il pisello e poi tornai a guardarmi allo specchio.

Buttai subito l'occhio alla fessura della tenda e chiesi alla ragazza che praticamente stava dentro al camerino come stessi.

Lei si bloccò poi mi disse che mi donava. Le sorrisi e mi avvinai alla tenda, sorrisi di nuovo alla ragazza e alle altre amiche che stavano in disparte, poi mi sedetti sulla panchina e tirai fuori il pisello dalla gonna, infilai la mano e presi a segarmi.

Guardavo le ragazze e loro guardavano me. Alzai il sedere, spinsi a terra tutti i vestiti e proseguì a segarmi. Avevo la cappella lucida e tesa, impazzivo a segarmi con quel pubblico. Ritornai alla realtà quando vidi le 3 ragazze guardare anche nel camerino accanto e poi un movimento sotto di me: la ragazza del camerino accanto aveva allungato il braccio e portato via i vestiti!

- Ehi! - esclamai io.

- Vienili a prendere - rispose lei.

Non me lo feci neanche ripetere e così com'ero uscì dal camerino e voltai per infilarmi in quello adiacente.

Fui spinto dentro dalla ragazza che più attivamente aveva guardato: mi spinse sullo specchio, e infilò la mano sotto la gonna, mi palpò il culo e con l'altra mano mi tastava il petto.

L'altra ragazza, quella che aveva rubato i miei vestiti, si inginocchiò e prese immediatamente il pisello in bocca.

Sentivo la sua lingua calda attorno alla mia cappella fremente, poi scendere sul corpo del pisello fino ai testicoli, sentivo le sue labbra avvolgere le palle risucchiate nella bocca.

- Fai silenzio - fu la voce che mi arrivò sussurrata all'orecchio.

Un dito si insinuò nel mio buco, sussultai spingendo il corpo e contestualmente il pisello nellla bocca della tipa inginocchiata.

- Fermo - continuò e prese a masturbarmi il culo.

Quando stetti per venire, lo feci capire alla ragazza che accudiva il pisello, lo tirò fuori e segandomi mi fece venire sullo specchio.

- Inginocchiati. Pulisci -

Obbedì. Mi inginocchiati e leccai lo specchio recuperando tutto il mio seme.

- Siediti e chiudi gli occhi-

Obbedì.

- Lecca -

Obbedì.

Poi la ragazza si allontanò un attimo e un fiotto caldo di pipì mi arrivò addosso.

Aprì gli occhi, la vidi che allargava le labbra per inondarmi con la sua urina.

Quando terminò si asciugò con due dita, me le infilò in bocca e baciando l'amica che nel frattempo si era risistemata e andarono via.

Rimasi li interdetto. Non era propriamente quello che immaginavo, ma andava ben oltre le mie aspettative.

Recuperai contatto con la realtà e sfilai la gonna, la usai per ripulirmi, poi mi rivestì, recuperai tutti i vestiti che avevo preso, li appallottolai nascondendo la gonna bagnata e gettai tutto nel cestino dei vestiti in prova.

Quando uscì dal negozio le trovai di fronte ad aspettarmi. Le salutai e mi incamminai verso casa: dovevo farmi una doccia puzzavo di piscio ma ne era valsa la pena!
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